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| Titolo
del Racconto:
Dio, ha bandito Caino
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Dio, ha bandito Caino!
L’ azione riprovevole di Caino ha riportato ai giorni d’oggi il detto “chi è artefice dei suoi guai, pianga sé stesso!”.
Lui, volontariamente portò suo fratello con un ingannevole pretesto in un campo, per ucciderlo.
L’azione premeditata, apparteneva ad un forte sentimento d’invidia nei confronti di suo fratello, lui non riusciva ad essere come Abele perché il suo cuore non era ispirato per azioni buone e di conseguenza, agì di proposito.
“Due fratelli, figli agli stessi genitori ma con principi diversi; le loro azioni hanno condizionato la vita di ciascuno di loro, chi vittima e chi carnefice.
Poi, il carnefice è diventato vittima di sé stesso e della sua azione, perché Dio non punisce mai con uguale gesto, anzi sottolineo che lui non ti condanna ma abbandona a sé stessi e fa in modo che il proprio peccato ritorni alla medesima persona, prima o poi”.
Essere abbandonati da Dio è peggiore di qualsiasi altra sanzione, infatti, Dio che vede e provvede, ha visto bene, quando per il peccato di Caino lo ha esiliato dalla sua Grazia e provvidenza abbandonandolo a sé stesso avvisando tutti di non ucciderlo……
Caino uccise Abele perché invidioso di lui e del rapporto che aveva con Dio, se non si lasciava ispirare da quel pensiero malvagio che poi l’ha fatto diventare assassino, Dio non l’avrebbe bandito.
Angelina Christina Pleszczynski
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